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La professione meDica: “dall’altare alla polvere“

La professione meDica: “dall’altare alla polvere“

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di Giacomo Caudo

La crisi attuale della figura del medico nel Sistema Sanitario è il risultato di una serie di fattori economici, sociali e culturali. Un tempo considerato un pilastro della società civile, rispettato per la sua autorità e competenza, oggi il medico si trova ad affrontare sfide che mettono in discussione non solo il suo ruolo, ma anche la sua professione e identità. La figura che un tempo era centrale nel sistema sanitario è ora percepita in modo sempre più fragile.

La principale causa di questa crisi è legata alle aspettative dei pazienti, che sono cambiate radicalmente. Il passaggio dal modello paternalistico, in cui il medico era l’unico decisore del percorso terapeutico, a un modello più partecipativo ha trasformato il paziente in  un  attore  attivo, spesso  dotato  di  un bagaglio di informazioni, talvolta errate, raccolte su Internet. Questo crea una percezione di competenza che spinge  il  paziente  ad avere richieste sempre più esigenti e a mettere in discussione l’operato del medico soprattutto in caso di controversie quasi sempre fomentate da figure mediche e non poco appropriate, che contribuiscono all’aumento di  pericolosi  contenziosi  sanitari.  La risposta difensiva dei medici porta inevitabilmente ad un aumento dei costi e all’allungamento  delle  liste  di  attesa per diagnosi e interventi agendo negativamente sul buon funzionamento del Sistema Sanitario.

La realtà quotidiana del medico è oggi ben  diversa  da  quella  di  qualche decennio fa: costretto a gestire carichi di lavoro eccessivi, con risorse limitate, deve rispondere contemporaneamente a molteplici pazienti, dedicando sempre meno tempo ad ognuno di loro. Si trova a mediare tra le proprie competenze e le aspettative talvolta irrealistiche dei pazienti, il tutto in un sistema sanitario sempre più carente. Questo quadro crea un mix esplosivo che, nell’impossibilità di soddisfare tutte le richieste, può sfociare nella “sindrome da burnout”, una condizione di esaurimento fisico e psicologico che mina la qualità delle cure e l’integrità professionale.

Se durante la pandemia da CoVId-19 i medici hanno goduto di una grande stima e considerazione, visti come eroi in prima linea, oggi questa riconoscenza sembra essere ormai sbiadita. La solidarietà espressa in vari modi, dalle manifestazioni pubbliche alle onorificenze ufficiali, è stata sostituita da una crescente crisi dell’immagine medica. Tuttavia, come si sa “la riconoscenza è il sentimento del giorno prima” e questa grande considerazione è ora in dissonanza con una crescente crisi della figura del medico.

Dopo l’emergenza sanitaria, infatti, i medici si trovano ad affrontare un sistema sotto pressione, caratterizzato da carenza di personale, carichi di lavoro insostenibili e una crescente disillusione.
Le aspettative dei pazienti sono aumentate, ma le risorse a disposizione  sono  sempre  più  insufficienti, riducendo la fiducia che, durante il picco della pandemia, sembrava essere salda. La disinformazione e le difficoltà economiche  hanno  contribuito  ulteriormente a questa perdita di fiducia, minando l’autorità del medico e mettendo in crisi la sua identità.

Le politiche di contenimento della spesa sanitaria hanno portato a tagli nei finanziamenti, riduzioni dei posti letto e carenze di risorse umane e strumentali, creando condizioni di lavoro sempre più  difficili  per  i  medici, soprattutto nelle aree periferiche e nelle specializzazioni più richieste. La burocrazia, con un numero crescente di pratiche amministrative da gestire, ha ulteriormente ridotto il tempo che il medico può dedicare al paziente, compromettendo la qualità del servizio e intaccando la relazione terapeutica.

L’introduzione di nuove tecnologie mediche, pur portando vantaggi, ha anche avuto un impatto significativo sulla professione. L’uso di strumenti diagnostici avanzati, intelligenza artificiale e telemedicina ha reso il medico sempre più dipendente dalla tecnologia, riducendo la sua capacità di offrire un contato fisico con il paziente e cure personalizzate e incentrate sulla persona. La telemedicina, pur alleviando parte dei carichi di lavoro, può indebolire ulteriormente il rapporto diretto medico-paziente, che è fondamentale non solo per una corretta diagnosi, ma anche per costruire una relazione di fiducia.

La crescente diffusione di informazioni non verificate, in particolare tramite Internet, ha contribuito a minare la fiducia nella medicina tradizionale. Le teorie della “medicina alternativa” e i rimedi fai-da-te hanno preso piede, alimentando la disaffezione nei confronti dei professionisti e contribuendo alla continua crisi della figura del medico. Questo fenomeno ha portato a una perdita progressiva di fiducia da parte dei pazienti, minando la credibilità dei medici e mettendo a rischio la qualità delle cure.

Nonostante tutto, la professione medica rimane un punto di riferimento imprescindibile per la salute e il benessere della società. Tuttavia, oggi è chiamata a confrontarsi con una realtà complessa che minaccia la qualità delle cure e la soddisfazione professionale. Per affrontare questa crisi è fondamentale un impegno congiunto di istituzioni, professionisti e pazienti, volto a ristabilire un rapporto di fiducia, valorizzare la medicina umanistica e garantire al medico le risorse e il supporto necessari per continuare a esercitare la sua professione con competenza, serenità ed empatia